Viva Vivaldi a Venezia

Al Museo Diocesano


Viva Vivaldi apre le sue porte al pubblico il 13 maggio 2017 all’interno degli spazi del Museo Diocesano di Venezia. Un format artistico che rappresenta per la città, e non solo, una vera primavera espositiva, un modo completamente nuovo di proporre la conoscenza dell’arte e della storia della musica attraverso un allestimento polimediale. Un’esperienza musicale e sensoriale fruibile anche da parte di un pubblico poco avvezzo alla musica classica o ai musei. L’unicità artistica di Venezia – afferma Gianpiero Perri, general manager di Emotional Experiences, la società ideatrice e produttrice dell’evento. – merita un format capace di esprimere tutte le potenzialità di un nuovo modo di avvicinarsi all’arte, più vicino alla sensibilità del nostro tempo. Con “Viva Vivaldi” si intende offrire una modalità nuova per valorizzare i capolavori che appartengono alla storia di Venezia e a quella universale, e permetterne il godimento di tutti. E’ la prima volta in Italia che le nuove tecnologie dell’immagine e del suono vengono utilizzate per raccontare di un musicista”

«Quando mi è stato proposto questo evento espositivo, ho colto l’importanza che poteva assumere nella apertura alle nuove generazioni e nella ricerca dei diversi linguaggi della comunicazione – spiega don Gianmatteo Caputo, direttore del Museo – il tentativo di proporre una modalità nuova di presentare un bene culturale come la musica. Vale molto per una città come Venezia, in cui spesso non si è riusciti ad andare aldilà della ripetizione un po’ cartolinesca del passato”. L’innovazione tecnologica che caratterizza l’esposizione però non è fine a se stessa: il Museo Diocesano accoglie questa esposizione perché, al di là delle tecnologie e dell’impatto emozionale del progetto, viene raccontata la storia del protagonista. Antonio Vivaldi viene presentato attraverso l’emozione generata dall’ascolto della sua musica ma anche richiamando quella fede cristiana che ha incarnato nella sua vita di genio. La sua creatività, l’impegno educativo verso le giovani della Pietà, il fascino e il timore verso la bellezza della natura sono illustrati come le doti e le attitudini cristiane con le quale ha cercato una risposta alle avversità della vita.

Al Museo di Sant’Apollonia, inoltre, si è voluto proporre un ingresso in punta di piedi anche nel patrimonio storico culturale rappresentato dalla collezione permanente. In una sala di accesso alla nuova mostra è stata allestito uno spazio con opere che risalgono al tempo di Antonio Vivaldi. «Un invito ad immergersi nel mondo simbolico e affascinante della liturgia, entrando nello spirito del tempo. Alla liturgia Vivaldi, conosciuto anche come il prete rosso per il colore dei capelli, ha dedicato gran parte del suo genio compositivo con circa cinquanta opere di musica sacra che influenzarono molto la musica degli autori a lui successivi. Oggetti che – conclude il direttore del Museo – sottolineano anche l’importanza insostituibile dei beni culturali, che non vengono suppliti dai linguaggi virtuali, ma che con essi è bene dialoghino, perché al centro rimane sempre l’uomo reale».

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